Si è alzato il vento. Lungo Götgatan da Slussen a Medborgarplatsen le folate spazzano l'asfalto portando via con sé pezzi di giornale e pensieri.
Attraverso le stagioni storiche della mia vita il vento mi ha spesso trovato impreparata. Sulla mia isola il vento è perenne, e ne sono grata. Veloce investe la terra piegando gli olivastri a novanta gradi e costringendo la macchia mediterranea al suolo. L'ho sempre amato, l'ho sempre atteso. E mentre mi scompigliava i capelli mi rimescolava il cuore. Il vento che soffia fa sentire leggeri, sollevati dalle responsabilità. Di vivere, di decidere, di prendere una direzione. Un po' come quando nevicava: bastavano pochi fiocchi per esentarci dall'obbligo della scuola. Eppure,
il vento è movimento
il vento è cambiamento
il vento annuncia svolte;
sta cambiando il vento.
E io annaspavo e credevo di non farcela a prenderlo al volo, questo vento. Era sempre troppo presto. Non ero mai pronta all'appuntamento, prima c'erano matasse e matasse di fili da dipanare nella mia testa.
Adorato settembre su Ichnusa. Nuvole e nuvole bianchissime, enormi, che correvano trainate da un Maestrale forte ma tiepido, e un sole vibrante che chiazzava la terra alternandosi alle ombre fugaci delle nubi.
Mi porto all'angolo diametralmente opposto dell'Italia, dove le raffiche falciano il golfo violente, gelide, rabbiose. Pali abbattuti, oggetti scaraventati in mare. La Bora si infuria contro la città e la percuote, imponendo temporaneamente il suo dominio che tutto ferma e tutto determina. La gente si lagna, che è odiosa, che è ingestibile. Ma io in questo caos trovavo pace. Nella furia della natura trovavo legittimità e ineluttabilità, e mi addormentavo cullata dai fischi del vento al settimo piano della CdS.
Il mio amico appena uscito da una forte delusione d'amore. Lui, quello che d'un tratto aveva preso a sciupare femmine, eccolo felicemente ri-innamorato. Poi mio fratello. Attualmente affetto da peterpanite acuta. Accanto al nome su Msn scrive frasi d'amore per la nuova compagna, a pochi mesi dalla chiusura con quella di prima.
Ho questo rapporto conflittuale con il tempo. Ho sempre, sempre avuto la sensazione che il mondo girasse troppo veloce. Io vado normale mentre tutti gli altri si muovono come i vecchi film muti, accelerati, e parlano come Cip e Ciop. Arrivano a cose a cui io arrivo anni dopo. Fanno considerazioni che non condivido per poi valutarle in ritardo di lustri. Cercano una stabilità che ho a lungo respinto e solo ultimamente inizio a capire.
Credo che i complementi di tempo abbiano per me un significato tutto loro. Per esempio le espressioni "appena" o "da poco" corrispondono in genere a due anni fa, così come "futuro" significa puro potenziale che mai mi piego a realizzare. Dannati i miei tempi della memoria e dell'elaborazione emotiva, dilatatissimi, elefantiaci, pesanti come le montagne granitiche della mia terra a cui i secoli si avvinghiano in una morsa ferrea. Eppure,
sta cambiando il vento.
Comincio a staccarmi dallo scoglio, a lasciarmi portare dalla corrente, con più coraggio perché so chi sono. Un anno si apre con un numero terapeutico e porterà una ricorrenza bella tonda, di quelle che fanno pensare. Ma mi trova già cambiata. Già indurita, asciugata, già passata alla mia estate.
